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Interiors

Nazione: USAAnno: 1978 Genere: DRAMMATICODurata: 91Colore: CProduzione:JACK ROLLINS, CHARLES H. JOFFE PER ROLLINS/JOFFE PRODUCTIONSDistribuzione:UNITED ARTISTS (1979) - WARNER HOME VIDEO, MGM HOME ENTERTAINMENT (GLI SCUDI) Regia: Woody Allen Cast: Kristin Griffith (Flyn)Mary Beth Hurt (Joey)Richard Jordan (Frederick)Diane Keaton (Renata)E.G. Marshall (Arthur)Geraldine Page (Eve)Maureen Stapleton (Pearl)Sam Waterston (Mike)Missy Hope (Joey da giovane)Kerry Duffy (Renata da giovane)Nancy Collins (Flyn da giovane)Penny Gaston (Eve da giovane)Roger Morden (Arthur da giovane)Henderson Forsythe (Giudice Bartel) Soggetto: Woody Allen Sceneggiatura: Woody Allen Montaggio: Ralph Rosenblum Scenografia: Mel Bourne Fotografia: Gordon Willis Costumi: Joel Schumacher

Trama

La distinta famiglia americana dell'industriale Arthur è composta dalla moglie Eve e dalle figlie Joey, Renata e Flyn. Joey, la preferita dal padre e la più attaccata alla madre, è perennemente incerta. Convive con Mike, ma non si decide a sposarlo, persino quando si accorge di essere rimasta incinta, inoltre passa da un impiego all'altro, sognando di diventare una fotografa d'arte per emulare sua sorella Renata. Questa, infatti, è una scrittrice affermata e la sua carriera dà persino fastidio a suo marito Frederick, a sua volta scrittore. Flyn, la più giovane delle tre figlie di Eve e Arthur, sembra la più distaccata poiché, essendo attrice a Hollywood, compare fugacemente in famiglia e non risente dell'atmosfera che diviene ogni giorno sempre più pesante. Eve, infatti, da sempre ipertesa, portata dalla sua sensibilità di arredatrice all'ipercritica e alla pignoleria, cade in uno stato di forte esaurimento nervoso e inizia a peregrinare da una clinica all'altra. In un momento in cui Eve sembrerebbe tranquilla e le figlie ormai autonome e sistemate, Arthur chiede una separazione sperimentale. Eve reagisce tentando il suicidio con il gas. Riordinate le cose, Arthur chiede il divorzio e sposa l'insignificante Pearl. Eve, raggiunta la casa dove i suoi hanno festeggiato l'avvenimento, nella notte trova la morte nell'oceano. Joey, l'unica che ha intuito il suicidio e ha tentato di salvare la mamma, viene a stento salvata da Pearl e Mike.


Critica

"'Interiors' è un bel film? Le opinioni del pubblico e della critica sono controverse, e sta di fatto che Woody Allen, dopo essersi provato nel tragico e forse avere vinto un suo complesso di inferiorità, è già tornato, con 'Manhattan', nel comico. Giustizia vuole però che il film sia accolto con attenzione, e compreso fra i più interessanti della stagione. 'Interiors' è soprattutto la riprova delle virtù registiche del versatile Woody Allen, e ne connota il tipo di cultura. Il quadro di un disastro familiare ci è infatti offerto con una accortissima capacità di analizzare certi momenti di disperazione esistenziale e di darne una rappresentazione rigorosa, ma in modo che il più sembri confezionato da un nipotino di Bergman. Respinto - non del tutto - il sospetto che Woody Allen abbia elaborato una sottilissima parodia di 'Sussurri e grida' e 'Sinfonia d'autunno', mentre si gusta il versante ironico del racconto e certi graffi agli snob di Nuova York ci si chiede se la struttura e lo sviluppo drammatico del film, con tutti i suoi anfratti psicologistici, i grovigli in cui duellano l'arte e la vita, i tortuosi interrogativi sull'identità e la difficoltà di esprimersi, il contrappunto del mare fragoroso, non siano di riporto: il flusso oltreatlantico di tematiche e modi espressivi propri del nord Europa, un po' analogo a quello per cui in O'Neill riecheggiano Ibsen e Strindberg, sofferto da un intellettuale americano che in una seduta di autoanalisi mescola i propri autentici strazi al piacere della loro severa rappresentazione e al ricordo di buone letture. Si vuol dire che quanto c'è di pretenzioso nel film è anche il segno d'una cultura lacerata fra la contemplazione del male di vivere, che nobilita la fatica di sopportarsi, e la tentazione della bistecca ai ferri, che invigliacchisce l'arte ma la rinsangua. Dopodiché è d'obbligo ammirare la messinscena del film, l'accuratezza con cui è calato nelle cose il conflitto fra gli spogli arredamenti, il freddo dei muri, i giochi di luce sugli oggetti, e l'inferno delle donne di casa, torturate dall'orgoglio, dalle frustrazioni, da rovelli che il padre e Pearl non conoscono perché hanno trovato la forza di sottrarsialle ambizioni e agli estetismi degli intellettuali, di riempire di carne e fiori i cento vasi di ceramica lasciati vuoti da Eve. Qui Woody Allen si muove da gran signore dello schermo, con un gusto delle atmosfere e dei ritmi che dà allo spettacolo un'andatura tanto sontuosa da non aver nemmeno bisogno di commento musicale. Il suo talento di regista si esprime d'altronde anche nell'uso degli interpreti: una Geraldine Pge che fa di Eve una figura potente, compassionevole ma anche diabolica, una Maureen Stapleton deliziosa nei panni di Pearl, una Diane Keaton e una Mary Beth Hurt che danno a Renata e a Joey, le sorelle rivali, molta ricchezza di sfumature, degna davvero di Bergman. Fra gli uomini il più azzeccato è E.G. Marshall, un padre di famiglia a cui va tutta la nostra simpatia. Ci piacerebbe andarlo a trovare, quando Pearl avrà trasformato la casa in un emporio." (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera')tico del film, con tutti i suoi anfratti psicologistici, i grovigli in cui duellano l'arte e la vita, i tortuosi interrogativi sull'identità e la difficoltà di esprimersi, il contrappunto del mare fragoroso, non siano di riporto: il flusso oltreatlantico di tematiche e modi espressivi propri del nord Europa, un po' analogo a quello per cui in O'Neill riecheggiano Ibsen e Strindberg, sofferto da un intellettuale americano che in una seduta di autoanalisi mescola i propri autentici strazi al piacere della loro severa rappresentazione e al ricordo di buone letture. Si vuol dire che quanto c'è di pretenzioso nel film è anche il segno d'una cultura lacerata fra la contemplazione del male di vivere, che nobilita la fatica di sopportarsi, e la tentazione della bistecca ai ferri, che invigliacchisce l'arte ma la rinsangua. Dopodiché è d'obbligo ammirare la messinscena del film, l'accuratezza con cui è calato nelle cose il conflitto fra gli spogli arredamenti, il freddo dei muri, i giochi di luce sugli oggetti, e l'inferno delle donne di casa, torturate dall'orgoglio, dalle frustrazioni, da rovelli che il padre e Pearl non conoscono perché hanno trovato la forza di sottrarsialle ambizioni e agli estetismi degli intellettuali, di riempire di carne e fiori i cento vasi di ceramica lasciati vuoti da Eve. Qui Woody Allen si muove da gran signore dello schermo, con un gusto delle atmosfere e dei ritmi che dà allo spettacolo un'andatura tanto sontuosa da non aver nemmeno bisogno di commento musicale. Il suo talento di regista si esprime d'altronde anche nell'uso degli interpreti: una Geraldine Pge che fa di Eve una figura potente, compassionevole ma anche diabolica, una Maureen Stapleton deliziosa nei panni di Pearl, una Diane Keaton e una Mary Beth Hurt che danno a Renata e a Joey, le sorelle rivali, molta ricchezza di sfumature, degna davvero di Bergman. Fra gli uomini il più azzeccato è E.G. Marshall, un padre di famiglia a cui va tutta la nostra simpatia. Ci piacerebbe andarlo a trovare, quando Pearl avrà trasformato la casa in un emporio." (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera') e l'inferno delle donne di casa, torturate dall'orgoglio, dalle frustrazioni, da rovelli che il padre e Pearl non conoscono perché hanno trovato la forza di sottrarsialle ambizioni e agli estetismi degli intellettuali, di riempire di carne e fiori i cento vasi di ceramica lasciati vuoti da Eve. Qui Woody Allen si muove da gran signore dello schermo, con un gusto delle atmosfere e dei ritmi che dà allo spettacolo un'andatura tanto sontuosa da non aver nemmeno bisogno di commento musicale. Il suo talento di regista si esprime d'altronde anche nell'uso degli interpreti: una Geraldine Pge che fa di Eve una figura potente, compassionevole ma anche diabolica, una Maureen Stapleton deliziosa nei panni di Pearl, una Diane Keaton e una Mary Beth Hurt che danno a Renata e a Joey, le sorelle rivali, molta ricchezza di sfumature, degna davvero di Bergman. Fra gli uomini il più azzeccato è E.G. Marshall, un padre di famiglia a cui va tutta la nostra simpatia. Ci piacerebbe andarlo a trovare, quando Pearl avrà trasformato la casa in un emporio." (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera')rmato la casa in un emporio." (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera')


Note

- PREMIO BAFTA 1979 A GERALDINE PAGE COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.



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