Barbera e Pop Corn
"Grandi nomi e tante star, ma anche registi meno noti e assoluti sconosciuti: la Mostra torna a esplorare". Parola di direttore
![]() |
Bellocchio, Ciprì, Francesca Comencini, Malick, De Palma, Assayas, Seidl, Kitano, per un totale di 18 film in concorso. Annunciati 17, manca lultimo, e il direttore Alberto Barbera sorride: Non sarà un cinese, con ovvio riferimento alle sorprese del predecessore Marco Mueller.
La 69. Mostra di Venezia scopre le carte, e ce ne sono pure di strutturali - ricopertura del buco antistante il Casino, riqualificazione del Palazzo del Cinema (foyer) e della Sala Darsena - illustrate dal presidente della Biennale Paolo Baratta, mentre Barbera elegge il 18 a numero della rassegna: 18 titoli in Concorso, 18 in Orizzonti (più 15 corti) e Fuori Concorso con 15 film più 9 corti, per un totale di 50 titoli in prima mondiale, eccetto Penance di Kiyoshi Kurosawa: E una mania parlare di prime mondiali, ma ora lo fanno tutti - Barbera dixit, ancora in chiave Mueller - e saremmo una mosca bianca.
Il direttore parla di una selezione impervia, fatta di sacrifici, discussioni e angosce: lultima è stata la settimana più drammatica della mia vita, tra i registi ho perso qualche amico e mi son fatto qualche nemico in più. Tra le novità, Venice Film Market, Biennale College, con tre lungometraggi di giovani esordienti finanziati (micro budget) e assistiti in loco dallideazione fino alla proiezione alledizione successiva del festival, e i film di Orizzonti messi online in contemporanea alla proiezione ufficiale del Lido con un sala virtuale da 500 posti aperta agli internauti di tutto il mondo.
Fronte del cartellone, viceversa, Barbera parla di mix di grandi autori, registi meno noti e assoluti sconosciuti e indica la retta via: I festival devono recuperare la dimensione originaria dellesplorazione, non ci si deve adagiare su riconoscimento e omaggio di cineasti già affermati. Tra le novità già annunciate, labolizione della sezione Controcampo Italiano, troppo simile a una riserva indiana: gli italiani a Venezia devono stare alla pari con i film stranieri, e questa è una valorizzazione. Tra i temi della selezione ufficiale, il principale è la crisi nelle sue varie accezioni: Economica, di valori, comportamenti, modelli e rapporti, con la solitudine per ricaduta. Ma a farla da padrone sono anche i fondamentalismi, già a partire dal film dapertura di Mira Nair, The Reluctant Fundamentalist. Ma non sarà un festival troppo sobrio, serio radicale, insomma, ci saranno le star, da Ben Affleck (To the Wonder di Malick) a Zac Efron, passando per la madrina Kasia Smutniak.
Capitolo soldi e concorrenza: il festival costa 13 milioni di euro, il Ministero dei Beni culturali ne mette tra i 7,1 e i 7,5, il resto sponsor e biglietti, mentre la concorrenza di Roma sarebbe stata inaccettabile, urtante - dice Baratta - se con un gesto accomodante non avesse spostato più in là le date: dobbiamo deciderci, far vincere lItalia o darci un cazzotto in testa, lo sport più diffuso del Paese.
La 69. Mostra di Venezia scopre le carte, e ce ne sono pure di strutturali - ricopertura del buco antistante il Casino, riqualificazione del Palazzo del Cinema (foyer) e della Sala Darsena - illustrate dal presidente della Biennale Paolo Baratta, mentre Barbera elegge il 18 a numero della rassegna: 18 titoli in Concorso, 18 in Orizzonti (più 15 corti) e Fuori Concorso con 15 film più 9 corti, per un totale di 50 titoli in prima mondiale, eccetto Penance di Kiyoshi Kurosawa: E una mania parlare di prime mondiali, ma ora lo fanno tutti - Barbera dixit, ancora in chiave Mueller - e saremmo una mosca bianca.
Il direttore parla di una selezione impervia, fatta di sacrifici, discussioni e angosce: lultima è stata la settimana più drammatica della mia vita, tra i registi ho perso qualche amico e mi son fatto qualche nemico in più. Tra le novità, Venice Film Market, Biennale College, con tre lungometraggi di giovani esordienti finanziati (micro budget) e assistiti in loco dallideazione fino alla proiezione alledizione successiva del festival, e i film di Orizzonti messi online in contemporanea alla proiezione ufficiale del Lido con un sala virtuale da 500 posti aperta agli internauti di tutto il mondo.
Fronte del cartellone, viceversa, Barbera parla di mix di grandi autori, registi meno noti e assoluti sconosciuti e indica la retta via: I festival devono recuperare la dimensione originaria dellesplorazione, non ci si deve adagiare su riconoscimento e omaggio di cineasti già affermati. Tra le novità già annunciate, labolizione della sezione Controcampo Italiano, troppo simile a una riserva indiana: gli italiani a Venezia devono stare alla pari con i film stranieri, e questa è una valorizzazione. Tra i temi della selezione ufficiale, il principale è la crisi nelle sue varie accezioni: Economica, di valori, comportamenti, modelli e rapporti, con la solitudine per ricaduta. Ma a farla da padrone sono anche i fondamentalismi, già a partire dal film dapertura di Mira Nair, The Reluctant Fundamentalist. Ma non sarà un festival troppo sobrio, serio radicale, insomma, ci saranno le star, da Ben Affleck (To the Wonder di Malick) a Zac Efron, passando per la madrina Kasia Smutniak.
Capitolo soldi e concorrenza: il festival costa 13 milioni di euro, il Ministero dei Beni culturali ne mette tra i 7,1 e i 7,5, il resto sponsor e biglietti, mentre la concorrenza di Roma sarebbe stata inaccettabile, urtante - dice Baratta - se con un gesto accomodante non avesse spostato più in là le date: dobbiamo deciderci, far vincere lItalia o darci un cazzotto in testa, lo sport più diffuso del Paese.
Federico Pontiggia - Cinematografo
| Data: 26/7/2012 | Visto: 126 |



