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Hawaii: Paradiso Amaro

Le ambientazioni caratterizzano da sempre le opere di Alexander Payne ma in "Paradiso Amaro" questo elemento è ancora più centrale.

Sin dall’inizio il regista e la troupe, costituita dai suoi più fidati collaboratori, erano estremamente consapevoli che la suggestiva cornice hawaiana non è stata spesso teatro di un dramma familiare. Tutti i contrasti presenti nell’ attuale cultura hawaiana – elementi antichi e moderni, urbani e naturali, la crescita e la preservazione– si intrecciano nell’ambientazione del film, e sono visibili nella fotografia e nei set. Per riuscire a catturare con sguardo fresco e innovativo l’essenza delle isole al giorno d’oggi – un territorio in cui coesistono fianco a fianco una rapidissima urbanizzazione, spensierati surfisti e antiche tradizioni polinesiane – Payne ha voluto come direttore della fotografia Phedon Papamichael, con cui aveva già lavorato in "Sideways". Dopo aver letto il copione, Papamichael ha capito subito che si trattava di un progetto particolare. “È una storia basata principalmente sul dialogo, e questo generalmente implica una minore attenzione all’aspetto visivo”, spiega. “In questo caso tuttavia era esattamente l’opposto. Poiché l’ambiente hawaiano crea un forte contrasto con i problemi della famiglia King, l’aspetto visivo in questo film ha un ruolo determinante. Era importante catturare la bellezza e la natura dell’ambiente circostante in modo da comprendere pienamente il conflitto interiore di Matt rispetto alla vendita della terra di famiglia”.

Papamichael ha ambientato il film in due diversi ambienti hawaiani: da un lato la convulsa e moderna città di Honolulu, dall’altro la splendida Baia di Hanalei, nell’isola di Kauai, ricca di verdi foreste tropicali e circondata da un limpido mare color zaffiro. Spiega il direttore della fotografia: “Era importante mostrare la comunità di Honolulu ma anche la bellezza della costa, per comprendere cosa Matt avrebbe perso e per calarsi nella storia dell’isola. Per questo abbiamo deciso di girare in wide-screen, cosa che Alexander aveva fatto soltanto una volta prima d’ora, in "Election". In questo modo abbiamo creato una cornice epica in cui piccoli esseri umani si confrontano con la maestosità del paesaggio”. Allo stesso tempo tutti e due volevano restare fedeli allo stile asciutto e senza fronzoli di Payne, che potrebbe essere quasi definito un ‘anti-stile’. “Mi piace raccontare le storie cinematografiche in modo quasi documentaristico, come se fossero un reportage”, dice Payne. Alcune riprese di Paradiso Amaro sono state effettuate anche sott’acqua, in piscina e nell’oceano. Il leggendario fotografo subacqueo Don King ha collaborato nella scena in cui Shailene Woodley si sfoga gridando sott’acqua, nella profondità della piscina della sua casa.

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Data: 07/02/2012 Visto: 462

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